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Read Ebook: Storia degli Esseni: Lezioni by Benamozegh Elia

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Ebook has 181 lines and 159991 words, and 4 pages

LEZIONE VENTESIMANONA 399

LEZIONE TRENTESIMA 409

LEZIONE TRENTESIMAPRIMA 419

LEZIONE TRENTESIMASECONDA 430

LEZIONE TRENTESIMATERZA 437

LEZIONE TRENTESIMAQUARTA 446

LEZIONE TRENTRESIMAQUINTA 457

LEZIONE TRENTESIMASESTA 468

LEZIONE TRENTESIMASETTIMA 478

LEZIONE TRENTESIMOTTAVA 483

LEZIONE TRENTESIMANONA 495

LEZIONE QUARANTESIMA 502

LEZIONE QUARANTESIMAPRIMA 512

LEZIONE PRIMA.

Io debbo, diletti giovani, nell'esordire, revocare alla vostra mente quei giorni al mio cuore carissimi, in cui per la prima volta erami conceduto, la parola mia indirizzarvi. Voi il rammentate. Non appena i primi passi muovevamo pel lungo e difficil sentiero, che il bisogno faceasi sentire imperiosissimo, di una logica e razionale divisione del nostro assunto. Simile alle colonne miliarie, che all'animoso viandante additano il cammino percorso, e nuova lena gl'infondono e nuova speme; noi pure, o signori, il cammino nostro in tre grandi stadj, in tre grandi epoche, in tre grandi divisioni partimmo.

Nulla per ora delle ultime due calendoci, diremo solo della prima epoca, del suo principio, del suo termine.

Quale era, o signori, la prima epoca della storia della ebraica teologia?--Era quella che dalla Mosaica rivelazione partendo, si stende per tutto quello immenso intervallo, che da quel fatto memorando trascorre, sino alla cessazione della nostra vita politica, sino, che dico, o signori? sino al suggello dei Profeti e delle tradizioni, sino alla compilazione del Talmud. In questa epoca, o signori, noi risalimmo sin dove alcuna traccia per noi si scorgesse di movimento religioso, di dogmatica vicissitudine; sin dove un sistema ci apparisse che un compiuto avesse e particolare sembiante, di Dottrina e di pratica. In quei remotissimi tempi, una setta ci fermava, ed era quella dei Samaritani.

Noi togliemmo ad esame tutto ci? che ad essa appartiene, e comecch? parecchie cose fossero da noi e per brevit?, e per incompleta notizia pretermesse, non ? s?, o signori, che una cognizione voi non ne abbiate acquisita generale e sommaria. Mestieri ? ora muovere il piede in cerca di nuovi liti e nuove genti, mestieri ?, discendendo per la serie dei secoli, quella setta, quella scuola t?rre a subbietto di studio che prima si presenti, dopo i discorsi Samaritani. Voi ricordate, o signori, di questa setta il nascimento. Ella sort? i natali in quella epoca al popol nostro esiziale, quando la sua nazionalit? venne per la prima volta vulnerata, quando la via si apriva dell'esilio, quando le dieci trib? schiudevano quel cammino di dolori e di spine, che le rimanenti due trib? non avriano tardato a calcare.

Le ricerche nostre, o signori, debbono dunque oggimai da quell'epoca in poi esercitarsi. Dobbiamo i tempi a quelli posteriori interrogare, e le voci studiosamente raccogliere che ci porge la istoria. Quali furono le vicende della ebraica religione nei secoli a quello successivi? La risposta, o signori, troppo pi? tarder? ad udirsi, che alla vostra impazienza non si convenga. Invano il chiederete all'esistenza incerta e languente del primo tempio; invano alla cattivit? babilonese, invano ai primi periodi del tempio secondo. Egli ?, o signori, nei tempi di mezzo della nuova Restaurazione, egli ? durante le lotte fraterne degli Asmonei, che la nuova scuola, la nuova setta apparisce con Giuseppe, sul teatro della istoria. Egli ? allora soltanto che la presenza ci ? dato costatare d'una forma nuova in seno alla ebraica religione.

Forse avverr? che il bel nome gentile Consacrer? con questa stanca penna.

LEZIONE SECONDA.

LEZIONE TERZA.

Fra lo stil de' moderni e 'l sermon prisco.

Ancora, o signori, ulteriore esame ci attende, e noi abbiamo finito.

Che ci resta ora, o miei giovani? Saziare gli occhi nel dolce aspetto di verit?. Trovare, additarvi che cosa intesero gli Esseni dandosi questo bel nome che la virt? e la sapienza loro han renduto immortale.

LEZIONE QUARTA.

LEZIONE QUINTA.

L'origine degli Esseni doveva essere, voi lo sapete, subbietto delle nostre ricerche, quando il nome fosse stato da noi rintracciato che il nostro istituto contraddistinse. Questo nome, o Signori, la derivazione di questo nome fu da noi recata a quella evidenza che si poteva maggiore. Qual'? ora il compito nostro? Io gi? vel diceva. Ella ? la origine, la origine storica dell'Essenato, l'epoca della sua formazione, le cause che precedettero al suo nascimento, il luogo d'onde prima trasse i natali. Era la prima disquisizione, pi? ch'altro, gramaticale. ? la presente, ricerca storica, e ricerca gravissima.

Or, che miracolo se gli Esseni pur essi del grande onore parteciparono di subire le accuse pagane, e se nell'accusa furono involti pur essi del popolo nostro, essi che del popol nostro la pi? eletta parte formavano e la pi? santa?

Aveva egli ragione cos? giudicandolo, ? ella esatta la sentenza di Flavio? Noi in seguito lo vedremo. Ma quanto non dobbiamo noi l'ignoranza ammirare, ammirare la mala fede di chi le parole di Giuseppe innocentissime torse a cos? rea sentenza?

Avete inteso?--Non uno rimase vivo; non uno da cui potesse sorger per miracolo l'Istituto degli Esseni; non uno di coloro che furono, secondo il Salvador, semenzajo del grande Istituto. L'esito, la catastrofe sarebbe veramente comica, sarebbe ridicola, se tetra e lagrimevole troppo non fosse.

LEZIONE SESTA.

Voi l'udite, Gioberti sta risolutamente per la origine Alessandrina; imperocch? di null'altro egli pu? aver inteso colla sua scuola acroamatica e sottile, rappresentante il genio Greco o Indopelasgico, tranne della scuola della Consorteria degli Esseni.

Noi avremo, dunque, a lottare non solo coi due preclari scrittori il Frank ed il Munk, ma ancora contro la mente pi? vigorosa che generato abbia l'Italia moderna. Fortunatamente per? non ? cos?. Noi possiamo a buon diritto declinare Gioberti quale avversario, noi possiamo rimuoverlo rispettosamente dallo steccato, noi possiamo risparmiarci il pericolo, e non ? lieve, di tenzonare con atleta siffatto. E perch?? Per una ragione semplicemente, e che voi di leggieri comprenderete. Perch? Gioberti non ? responsabile della verit? dell'asserto; perch? egli, a guisa di tutti quelli che versando sopra una particolar disciplina, si giovano delle ricerche e dei trovati altrui, qualora di altre discipline si tratti, tolse agli uomini, agli scrittori speciali; tolse, per esempio, al Munk, tolse al Frank; come ad altri di simil fatta tolse per avventura il supposto sul quale la teorica sua fondava della unificazione Cristiana; ch'? quanto dire, toglieva da essi la origine Greca Alessandrina dell'Essenato, senza porsi per questo mallevadore della verit? del supposto, come fatto non si sarebbe mallevadore se tolto avesse, verbigrazia, al Champollion la notizia dei Monumenti Egiziani, o dai Fisici imparato avesse cosa che fosse dipoi chiarita fisicamente inesatta. Sapete sopra chi gravita intera la responsabilit? dell'asserto? Sovra coloro che tolsero a subbietto delle loro ricerche, disquisizione siffatta; sovra di quelli che ne trattarono exprofesso. Sopra gli scrittori Israeliti in ispecie, siccome quelli che pi? eruditi si suppongono nelle proprie antichit?; ed ai quali pi? facilmente che ad altri si presta credenza, i quali dovrebbero, se non isbaglio, penetrarsi pi? che non fanno di questa verit?; cio?, che gli occhi, che le menti dei dotti sono pi? che ad altri, ad essi rivolti, siccome ad organi ed interpreti fedelissimi e naturali di tutto lo scibile israelitico, e che grave per? loro incombe il dovere di procedere circospetti non poco nelle loro sentenze. Non sono eglino i rappresentanti legittimi, e quasi non dissi gli oratori d'Israele nel consesso dei dotti? Tali almeno sono dall'universale estimati.--Che cosa dicono il Frank ed il Munk? Dicono che il nostro Essenato deve all'Egitto, alle idee dell'Egitto, il suo nascimento. Porganci dunque le fedi di nascita, che le vediamo; porganci, cio?, quelle prove che a cos? credere li inducevano, e se ne vegga il valore.

Non basta questo. Un argomento vi ha che, a senso del signor Frank, dimostra l'autonomia delle dottrine cabbaliste, cio? la loro origine indigena, nazionale, Palestinese; e questo argomento ? la lingua.

Prove reca, bisogna pur dire, che desiderar non potrebbonsi pi? luminose. Egli reca la intera Enciclopedia ebraica alessandrina, ove assoluta campeggia la ignoranza delle cose e degli uomini Palestinesi. Reca, tra gli apocrifi, il libro della Sapienza, di origine, di autore Alessandrino. Reca l'ultimo libro dei Maccabei, foggiato come pare indubitato sulle rive del Nilo, ed il silenzio ci addita e la ignoranza assoluta di tutto quello che Palestina riguarda. Ignoranza dei pi? grandi uomini, che alta e sonora levarono fama di s?; ignoranza di Simone il Giusto, dei pi? celebri tra i Tannaiti; delle grandi scuole di Hillel e Sciammai; e sovra tutto, ei dice, ignoranza di costumi, d'idee, di tradizioni. Ma il Frank non ? uomo da darci dimostrazioni incompiute. Egli prova, e si pu? dire con egual nerbo, con egual verit?, la ignoranza reciproca nella quale gli Ebrei di Palestina vivevano di tuttoci? che in Egitto avveniva, di tuttoci? che concerneva i loro fratelli di Alessandria. Lo prova la oscura, l'alterata cognizione che i dottori possedevano della traduzione dei Settanta; lo prova il silenzio strano, incomprensibile, nella Misn? e nel Talmud dei nomi pi? insigni, delle grandi, delle somme illustrazioni israelitiche dell'Egitto; silenzio di Filone, silenzio di Aristobulo, e silenzio infine di tutte le opere anzidette, concette e partorite all'ombra delle scuole Egiziane. Lo credereste? Egli ? in mezzo a quest'osanna perpetuo, alla impossibile comunicazione tra Palestina ed Egitto, egli ? in mezzo a questo concorso imponente, maestoso di prove, contro l'origine Alessandrina, egli ? qui, qui per l'appunto che l'origine Alessandrina degli Esseni si pone dal signor Frank siccome quel vero, che mestieri non ha di esser provato.

Questa si chiama conseguenza, e noi volentieri la ossequiamo, quale diretta e legittima illazione del principio da ambidue consentito, cio? della origine alessandrina dell'Essenato. Noi possiamo per? separarci dalla costoro sentenza, senza per questo incorrere nella taccia di contraddizione. Noi neghiamo col signor Frank la comunicazione tra Palestina ed Egitto; ma neghiamo altres? ci? ch'egli non fa veramente, cio? la origine alessandrina dello Essenico istituto.

Io torno e domando. Avvi nulla in questo raziocinio che a capello non si acconci alla istituzione degli Esseni? Avvi nulla che pi? manifesto resulti della loro autonomia?--Ma pi? oltre spinge il signor Frank la intrapresa argomentazione, e pi? oltre con esso noi pure procederemo. Che cosa dice il signor Frank? Poniamo, egli dice, che la lingua si conoscesse. Poniamo che queste materiali difficolt? che noi vedemmo frapporsi alla comunicazione dei due paesi, non esistessero; mettiamo anzi, che liberamente le idee alessandrine in Palestina circolassero, e quelle di Palestina nello Egitto avessero accesso. Sarebbe per questo pi? probabile l'adozione delle dottrine dei Greci tra gli Ebrei, tra i dottori di Palestina? Lo nega il signor Frank per ci? che le dottrine cabbalistiche concerne, ed ha ragione. Chiama il Frank a rassegna, e concludenti ed infiniti sorgono alla sua voce, fatti, assiomi, decreti, anatemi, che tutti attestano concordi l'errore, la repugnanza in cui si avevano tra i dottori antichissimi le dottrine dei Greci. Egli chiarisce assurda, impossibile la pretesa consecrazione di teorie forestiere; egli restituisce alla teologia cabbalistica i suoi titoli, la sua ingenuit?, la sua cittadinanza.

Ch'a pi? alto lion trassi lo vello.

LEZIONE SETTIMA

Sillogizz? invid?osi veri.

? egli Filone il solo a proclamare degli Esseni lo ebraismo? Per ventura, non ? il solo. Una voce vi ha, s'? possibile, pi? autorevole, che l'attesta. E qual ?? La voce della cronologia. Attendete, e con qualche diligenza mi seguite, ch? si tratta di cifre. Quando nacque Filone? Nacque, e ne abbiamo certezza, l'anno 724 dalla fondazione di Roma. Quando scrisse le opere in discorso, quando parl?, quando l'elogio compose dei Terapeuti? Egli dice che era, allor giovanissimo. Giovanissimo, accennerebbe ai 20 a 30, ma pure diamogli, se cos? volete, anni 40, i quali addizionali ai 723 dalla fondazione di Roma, costituirebbero la somma di 763. In che anno della romana fondazione nacque Ges?? Nacque il 753, ch'? quanto dire non pi? di anni dieci pria che Filone a scriver si accingesse le opere sue; non pi? che dieci anni prima del grande e sublime ritratto che ci porge Filone dell'Essenato Egiziano, coi suoi romitorj, colle sue leggi, colle sue tradizioni, col suo culto purissimo, e, ci? che pi? urge al fatto nostro, colle sue istorie, coi suoi libri antichi, colla venerata memoria dei suoi predecessori.

LEZIONE OTTAVA.

LEZIONE NONA.

Quante cose da osservarsi! Il primo salutare di Jehu che non isdegna, comunque altero per i recenti successi, inchinare l'umil privato Jonadab ben Rehab; protestargli devozione ed affetto, ed affetto eguale da Jonadab supplicare; la risposta amorosa s?, ma laconica dignitosa oltremodo di Jonadab ben Rehab; il volerlo al fianco suo compagno, auspice dell'opera che imprende; ed infine una forse meno interessante analogia, ma pur curiosissima tra il fatto presente e quello tanto pi? antico di Melchisedech ed Abramo, Jehu ? l'Abramo moderno come Jonadab vi rappresenta Melchisedech: Abramo e Jehu riedono trionfanti, e Jonadab e Melchisedech, gli uomini di Dio, i devoti all'Altissimo, ne ricevono gli ossequi; e Jonadab infine e Melchisedech, per completare il raffronto, sono ambedue di sangue, di origine pagana.

LEZIONE DECIMA.

La terza ed ultima avvertenza ? quest'una. ? lo stato in cui lasciammo i Recabiti ai tempi di Geremia, stato se altri fu mai rigoglioso, florido, vivacissimo; stato che a tutt'altro accenna che a deperimento e rovina; stato che ove pure ad una declinazione accennasse, questa declinazione si sarebbe naturalmente protratta tant'oltre da ricongiungere l'estinguentesi Recabismo col nuovo, col nascente Essenato. E queste sono le tre avvertenze che vi promisi.

Non si fa ben per uom quel che il ciel nega.

LEZIONE DECIMAPRIMA.

Io vengo a proseguire l'opera incominciata. Noi abbiamo degli Esseni studiato gi? e il nome e quello che pi? c'interessava, l'origine loro. Noi abbiamo, a parer mio, trovato in mezzo a tante etimologie la vera etimologia, e tralle tante congetturate origini la vera origine. Per svolgere ordinatamente il nostro assunto conviene che io vi riduca a memoria il piano, l'ordine, la seguenza che imponemmo al nostro dire. Io vi promisi sin dalla prima lezione che dopo il nome, dopo l'origine degli Esseni noi avremmo preso ad esame la loro costituzione, le loro leggi, le lor sociali discipline; e le loro costituzioni, leggi e discipline formeranno oggi il soggetto che io prender? a trattare. Egli ? naturale che dopo avere conosciuta per nome la cosa che vogliamo studiare, se ne cerchino le leggi costitutive, le leggi che presiedono, che regolano la sua esistenza. L'Essenato ? persona, persona sociale, collettiva, morale, certamente, ma pur persona. Noi sappiamo come si chiama, sappiamo d'onde tratto si abbia il nascimento; che ci resta ora a sapere? Le leggi della sua esistenza, i principii regolatori della sua associazione. Per?, vi ha uno studio che deve per sua natura andare innanzi alle cose accennate, ed ? lo studio, ed ? l'esame del teatro in cui sorse, in cui ebbe stanza il grande Essenato, in cui scelse, in cui ferm? la sua residenza. In questa guisa, procedendo noi dalle cose, dalle circostanze pi? generali a quelle pi? proprie, pi? intime, pi? speciali al grande istituto; andremo sempre pi? intorno ad esso stringendo il cerchio delle indagini nostre: in questa guisa potremo dire che nulla di quello ci pu? sfuggire che pu? per diretto o indiretto riguardare l'Essenica associazione.

LEZIONE DECIMASECONDA.

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