Read Ebook: Storia degli Italiani vol. 12 (di 15) by Cant Cesare
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Intanto anche Venezia aveva continuato la guerra sul mare felicemente sotto Giacomo Cornaro, sciaguratamente sotto Domenico Mocenigo; onde il Morosini Peloponnesiaco, grave di settantacinque anni e di molti acciacchi, fu pregato a riprendere l'invitta spada. Con ottantaquattro navi egli arriv? a Napoli di Romania, ma la morte il colse sul campo di sua gloria . Antonio Zeno, succedutogli nella capitananza, mantenne l'ardore degli eserciti, prese Scio, ma non pot? o non seppe difenderla dai Turchi; onde richiamato, mor? prigione mentre gli si formava il processo. Ai raddoppiati sforzi de' Turchi per ricuperar la Morea si oppose felicemente Alessandro Molino; ma le momentanee prosperit? non conducevano a durevoli risultamenti.
Gi? da pi? anni si praticava la pace colla Porta, e v'insisteva l'Austria che maggior bisogno n'avea: ma era difficile il venir ad un fine, perch? l'islam proibisce di cedere verun territorio, mentre Russia, Polonia, Venezia pretendeano conservare i fatti acquisti. La Porta recedette dalle sue barbare abitudini riconoscendo che le altre potenze s'intromettano pel comune interesse; e colla mediazione dell'Olanda e dell'Inghilterra si firm? a Carlowitz fra i Turchi, l'imperatore, la Polonia, la Russia e Venezia la pace pi? notevole fra quante la Porta conchiudesse con potenze cristiane, e che pose termine all'umiliante tributo che pagavasi dalla Transilvania e da Zante.
Quel colpo era la salvezza di Venezia, contro cui teneva la mira il serraschiere; e in belle campagne successive lo stendardo di San Marco prosperava, quando l'imperatore conchiuse la pace di Passarowitz , che fu compimento di quella di Carlowitz, conservando Temeswar e Belgrado; libero traffico ai sudditi dei due imperi; repressi i pirati di Barberia e Dolcigno. Venezia, disgustata della Francia, che durante la guerra di Candia aveale usurpato il commercio di Levante, e che ora obbligava l'imperatore a pacificarsi istantaneamente coi Turchi, mancatale l'alleanza dell'Austria, non pot? pi? che accettar la pace, rinunziando non solo alla Morea, a Tine, alla Suda, ma fin a Scutari, a Dolcigno, ad Antivari, conservando soltanto lo scoglio di Cerigo, e in Albania Butrinto, Parga e Prevesa, che proteggessero a levante il canale di Corf?, oltre che fu ridotto al tre per cento il diritto di dogana che prima era al cinque. Ma Corf?, con tanto valore difesa, ebbe nuovi disastri dal fulmine, che incendiando la polveriera , fece saltar molte case, gran parte delle fortificazioni e della flotta, con deplorabilissimo guasto di vite.
Questi fatti, e l'improvvida neutralit? durante la guerra di Successione, tolsero a Venezia la reputazione che s'era acquistata nella guerra di Candia.
Mentre Louvois ministro della guerra spingealo a sempre nuovi attacchi, Colbert ministro delle finanze procura vagli modi a sostenerle, eppure recar la Francia a incredibile prosperit?; e diede il nome suo al sistema economico , che consiste nel favorire specialmente l'industria. Pertanto fatic? a prosperare le manifatture francesi coll'escluder le straniere; le italiane, gravate d'enormi dazj all'entrata, non poterono pi? sostenere la concorrenza del prezzo, mentre perdeano anche il primato per qualit?; e la moda, che prima avea prediletto le italiane, allora inond? di stoffe francesi anche la nostra penisola.
Internamente Luigi non toller? veruna disuguaglianza davanti alla sua onnipotenza; privilegi di classe, diritti baronali, esenzioni del clero, interessi delle corporazioni, pretensioni di Roma, riserve dei senati, sentimenti delle comunit? doveano cedere alle esigenze dell'unit? politica. E poich? vedeasi quanto possa un grande Stato di cui tutte le forze siano accentrate a scopo unico, divenner tipo comune un re assoluto, nobili cui unico privilegio erano gli onori di Corte e i primi pericoli nell'esercito, cittadini protetti e soddisfatti negl'interessi materiali, clero ristretto ad annunziare la parola di Dio e l'obbligo di obbedire; tutti i principi tolsero ad imitarlo, bench? lontani da quella magnificenza, colla quale Luigi ammantava il misfatto sociale di concentrar lo Stato in un uomo solo.
Smanioso d'ogni specie di grandezza, non pago che il suo fosse il secol d'oro della letteratura francese, cerc? trarre a s? i migliori artisti d'Italia, prodig? carezze e pensioni agli scrittori che vollero meritarsele. V'avea libri da dedicare? scoperte da applicare? rarit? da offrire? tutto dirigevasi al gran Luigi. Nel 1662 incaric? Chapelain, cattivo poeta ma buon critico, di far una nota di 60 persone illustri, di cui 45 francesi e 15 forestiere, da ricompensare. Fra gli stranieri era Graziani <
Assegn? 2000 scudi a Bernino per la statua equestre, la quale poi fu trovata di s? poco merito. Oltre questo, chiam? in Francia Francesco Romanelli da Viterbo, che molte opere esegu?, e fu fatto cavaliere di san Michele; e Giacomo Torelli di Fano, come architetto regio e macchinista del teatro. Giannettino Semeria genovese che avea avuto dall'India una perla di cento grani di peso, somigliante un torso umano, vi fece aggiungere testa, braccia e piedi d'oro smaltato, e coprire di elmo, pennacchi, lancia, con molti fregi d'angeli, di simboli e trofei ed armi, lavoro finissimo e di mal gusto d'un tal Cassinelli, tutto posato sopra un bacile sostenuto da quattro sfingi; unitevi quattro pistole in filigrana, e un cartello con que' versi del Guarini
Piccole offerte s?, ma per? tali Che, se con puro affetto il cor le dona, Anche il ciel non le sdegna,
Gli ambasciatori di Francia doveano spiegar pompe e burbanza conforme a quella del monarca; e lo vedemmo nel Lavardino. Allorquando nel 1682 Amelot entr? ambasciadore a Venezia, mosse dal palazzo col suo seguito ed altri gentiluomini e mercanti francesi, entro cinque gondole ricche, e ricchissima la sua propria con cortinaggio ricamato a Parigi, e statue simboliche, schiavi, genj e pitture, da valer meglio di diecimila lire; e i ferri di poppa e di prua erano capolavori di cesello. Cos? pass? all'isola di Santo Spirito, ove trov? un appartamento allestitogli dalla repubblica, e dove ricevette l'ambasciadore imperiale e il nunzio pontificio. Federico Cornaro, deputato dal senato a riceverlo, mosse da San Giorgio Maggiore a capo di sessanta senatori portanti i roboni rossi e la stola di velluto a gran fiori, con gondolieri in velluto azzurro riccamente gallonato. Fra i valletti e i paggi del signor Amelot giunto alla chiesa, ve lo ricevettero i gentiluomini di questo, che lo condussero a mezzo d'essa chiesa, ove l'ambasciadore gli venne incontro a lenti passi. Ricambiati i complimenti dall'uno in francese, dall'altro in veneziano, il cavaliere diede la dritta all'ambasciadore, e cos? ciascun senatore a quei del corteggio, conducendoli alle gondole e avviandosi alla citt?. Ed ecco muover incontro una peota carica d'Armeni, Arabi, Persiani, raccolti da un ricco mercante levantino che aveva ricevuto un favore dal gran Luigi. Arrivati al palazzo di Francia, finiti i complimenti, apr? le sue sale a tutti, essendosi tolto ai nobili il divieto d'entrare nel palazzo degli ambasciadori stranieri; e musiche e rinfreschi. Pomposissimamente fu al domani ricevuto nei Pregadi, ove, fatte nove riverenze, and? assidersi a fianco del doge e presentargli le credenziali. Il doge gli regal? dodici vassoj di confetture, due bacini di ostriche dell'arsenale, e molte bottiglie, e banchett? tutto il corteggio, aprendo poi al pubblico i suoi appartamenti.
Quest'ultima avea conservato le libert? municipali, concessele dai Normanni; e v'aggiunse nuovi privilegi, pei quali formava quasi una repubblica sotto la monarchia. Un senato paesano di quattro nobili e due cittadini eleggeva i magistrati, amministrava il patrimonio pubblico, mandava ambasciadori al re, ricevuti come di principi; studiava a magnificare la patria con edifizj, scuole, professori, e far opposizione al governatore spagnuolo; e nei casi pi? gravi convocava il granconsiglio coi capi delle venti arti. A denaro avea comprato esenzioni dalle gravezze, le quali cos? venivano a pesar viepi? sulle altre citt?, che a vicenda s'offendeano di tali prerogative; non s'accorgendo che la particolare prosperit? dovea venire dalla generale, non dall'altrui decadimento.
Gi? nel 1410 in un parlamento a Taormina si era risolto che il re di Sicilia risedesse a Messina; e dopo d'allora questa favoriva anche gli stranieri, purch? la preferissero. Vantava essa l'antico diritto di batter moneta; ma perch? tanta se ne falsificava, il vicer? Vegliena stabil? di rifonderla alla zecca di Palermo, ma Messina dal consiglio d'Italia a Madrid ottiene decisione favorevole .
Palermo manda a richiamarsene; Messina manda a sostenerlo: l'ambasciatore di questa pretende esser ricevuto come quelli di principi sovrani; l'ambasciadore di Palermo vi si oppone; dissentono con calor siciliano, e la Corte ride, che delle gelosie di ciascuna si fa puntello a conculcarle entrambe; poi quando il Marianna, reggente a nome di Carlo II, pronunzia contro i Messinesi, il loro inviato si ritira senza congedo e protestando. Di qui irrequietudine e fazioni interne; i Merli favoreggiano al re, i Malvizzi aborriscono gli Spagnuoli; il matematico Alfonso Borelli pens? tagliare il nodo costituendo una repubblica alla foggia di Genova, ma fu gran che se camp? dalla forca.
Aggiungansi le prepotenze dei baroni, che ciascuno nel proprio feudo soprusavano; e nei parlamenti non provvedeano a moderare la monarchia, ma al pi? gli abusi di qualche vicer?. Aggiungansi terribili eruzioni dell'Etna: aggiungansi i Turchi che, dopo presa Candia, minacciarono la Sicilia, onde vi fu messo a custodia il fiammingo principe di Ligny, buon soldato.
Lo stratic?, uffiziale regio comune a tutte le citt? sicule sotto i Greci , dopo gli Svevi non era rimasto che a Messina governando con mero e misto imperio, inferiore soltanto ai due vicer? e al governatore di Lombardia. Luigi dell'Hojo, dissoluto e ipocrito, propose alla regina, se lo nominasse stratic?, sbarbicare da Messina quelle forme repubblicane, e l'esenzione dei magistrati da gabelle, dal servizio militare e da altri pesi. Abilissimo a concitare la moltitudine mediante l'invidia, l'interesse, il fanatismo, nello sbarcare si butt? a terra baciando il suolo della citt? prediletta di Maria; distribu? in limosine i cinquantamila scudi di cui il re avealo provveduto; sempre con popolani, sempre per chiese e spedali, sempre comunicarsi e gran limosine e conferenze spirituali, onde il vulgo lo reputava un santo e che avesse fatto un miracolo, e sacrilegio il contraddirgli. Del credito popolare si giova per seminar diffidenza contro i nobili e i ricchi; qualvolta assolve un ribaldo o supplizia un innocente, ne riversa la colpa sul senato; poi in una carestia cerca non arrivi pi? grano, e della fame accagiona gl'incettatori e la negligenza del senato; anzi dalla casa dei principali fin alla marina fa spargere striscie di frumento, per dar intendere che la notte e' ne mandino fuori.
L'indignazione non tard? a prorompere, com'egli bramava, in bestemmie, violenze, incendj; esso si chiarisce contro i senatori, e pretende si scelgano in egual numero tra' nobili e tra' cittadini: ma avendo tentato sorprendere i forti, custoditi dalla milizia urbana, la sua nequizia venne palese, ed egli dichiarato pubblico nemico . Non arretra per?; e a capo della bordaglia e de' prigionieri, sostenuto dai Merli, incendia i palazzi dei ricchi e dei Malvizzi, e chiama truppe. Accorse il principe di Ligny, e scoperto quel procedere da forca, condann? i colpevoli, lui destitu?; poi vedendo che Spagna lo conserva accanto al nuovo stratic?, marchese di Crispano, mandato con ordini severissimi, egli rinunzia al viceregno, e l'isola va tutta in subugli e violenze.
In occasione della solennit? onde si festeggia la Lettera che Maria scrisse ai Messinesi, avendo il sartore Antonio Adamo esposto un emblema oltraggioso al nuovo stratic?, questi lo fa arrestare; i borghesi esclamano ai privilegi violati, e unitisi ai nobili e ricchi, sanguinosamente abbattono i Merli, dichiarano traditore il Crispano, e fugano i soldati spagnuoli. Il Crispano d'intesa coi Merli convoca i senatori in palazzo, e tenta farne un vespro, ma la loro imperturbabilit? li salva; e i Malvizzi, che sin allora aveano protestato riverenza al re, abbattono la bandiera spagnuola, occupano i forti, e respingono la squadra di ventitre vascelli e diciannove galere, guidata dal vicer? marchese di Bajona. Oltre le fatiche soldatesche, trovavansi ridotti a tre oncie di pane il giorno; poi anche questo venne meno, e per dodici giorni non si nutrirono che d'animali domestici.
Per quante sollecitazioni per? si spargessero nell'isola, quasi nessuno si sollev?, la forca pun? chi fece movimento: Napoli intanto dava ducentomila ducati per sottomettere i ribelli; truppe reclutavansi in Lombardia; la Spagna process? i generali, ed altri ne surrog?, ben provvedendoli per terminare l'impresa. L'Olanda, collegata contro Luigi, mand? colla flotta il terribile ammiraglio Ruyte ne' nostri mari: ma quivi mal servita dai Napoletani che disistimava, e dal ritardo di don Giovanni d'Austria destinato vicario generale del Regno, perdette un tempo prezioso, del quale Duquesne profitt? per ingrossare l'armata; e presso Lipari attacc? combattimento sanguinoso ma non risolutivo: in uno pi? segnalato avanti a Palermo, Ruyter ebbe una ferita, di cui moriva a Siracusa, e i suoi abbandonarono il funesto Mediterraneo. Erano le prime sconfitte che gli Olandesi toccassero in mare: e i Francesi trovandosi col vantaggio, poteano insignorirsi dell'isola; ma il ministro Louvois per gelosia contro Colbert sperdette l'opportunit? col negare soccorsi; onde Duquesne fu costretto tenersi indarno, poi informato delle intenzioni del re, chiese congedo.
Perocch? il re trovava allora necessario raccorre tutte le sue forze contro il nord d'Europa, onde sped? il marchese della Feuillade, servile ai grandi e petulante cogl'inferiori, acciocch? levasse da Messina la guarnigione. Ma come farlo senza che i Messinesi si opponessero? Convenne ingannarli, e proclamato vicer? con indicibili feste, colui guadagna gli animi col secondare gl'impeti generosi e riprovare le lentezze antecedenti; dice voler guerra grossa e pronta, prende l'offensiva, attacca Palermo. A tal uopo confida i forti ai Messinesi, mentre imbarca truppe, viveri e cannoni; imbarca anche i malati, atteso qualche sintomo di peste; uno stendardo colla Madonna della Lettera gli ? regalato dai Messinesi, esultanti della prossima ruina dell'emula antica. Ingannati! salpate le ancore e ridotto fuor del tiro del cannone, il vicer? chiama i giurati e dichiara: -- Ho l'ordine d'abbandonar la citt?: se potete tener buono per due mesi, sperate; se no, provvedete ai casi vostri>>.
Colpiti da dichiarazione s? inaspettata e sentendo inutili le rimostranze, i giurati domandarono si ricevessero almeno sui vascelli quei che la devozione a Francia esponeva peggio. Il duca concedette non pi? di quattr'ore. Inesprimibile la costernazione degli abitanti; fanciulli, donne, uomini in folla accorreano sulla riva, portanti le pi? care cose; l'aria sonava de' gemiti e delle imprecazioni di chi pi? temeva il castigo degli Spagnuoli; imploravano d'esser ricevuti nelle scialuppe che trasportavano alcune famiglie di senatori, partenti senz'altra provvigione; e respinti vi si ghermivano, non lasciandosi staccare che a sciabolate; molti si affogarono dalla disperazione. Il duca, imbarcate circa cento famiglie, sessantamila Messinesi abbandon? agli Spagnuoli; fermatosi alquanti giorni ad Agosta, fece volare la torre d'Avalos, inchiodare i cannoni di ferro, imbarcare quelli fusi, e portar via sin le campane; e perch? la tempesta durata otto giorni gli tolse di varcar lo stretto, da cui voleva allontanarsi ad ogni costo, dov? farsi rimorchiare dalle galee. I fuggenti approdati a Marsiglia, ebbero ad aspettare nuovi ordini: speravano aver ben tosto licenza di presentarsi alla Corte, e colla loro presenza risvegliare la magnanimit? del re; ma furono sparpagliati in varj luoghi, e la pi? parte perirono di miseria.
La Francia avr? confortato la sua coscienza col riflettere che v'avea speso trenta milioni. Messina, la citt? della Madonna, per disperata mand? perfino ad invocare i Turchi; ma li prevennero gli Spagnuoli, che accorsi da Reggio, la occuparono. Don Vincenzo dei Gonzaga di Guastalla, nominato vicer?, per tre giorni permise ogni eccesso alle sue truppe; imprigionati e morti i pi? ragguardevoli, tutta Sicilia torn? all'obbedienza di Spagna. Da sessantamila, i cittadini trovaronsi ridotti a undicimila; portati via gli archivj e i greci manoscritti ch'essa avea comperati da Costantino Lascari; toltile la zecca e il senato, surrogandovi il magistrato degli eletti; demolito il palazzo, impostevi le gravezze comuni, tratti al fisco i beni de' fuggiaschi. A questi Luigi continu? per diciotto mesi gli alimenti, poi ordin? se n'andassero, pena la testa. Molti da ricchissimi si ridussero a dover mendicare; altri gettaronsi al ladro; mille cinquecento rinnegarono Cristo per Maometto; cinquecento con salvocondotto di Spagna rimpatriarono, e da quattro in fuori, il vicer? li mand? alle galere.
La lunga guerra di Messina avea recato grave detrimento al Napoletano. Quivi dal vicer? Pier Antonio d'Aragona eransi lasciati moltiplicare i disordini di banditi, risse, duelli, assassinj col comporre a denaro i delinquenti, impinguandosi a pregiudizio della giustizia, come a pregiudizio delle gallerie nostre arricch? la sua di Madrid. Per? col compire la numerazione dei fuochi rese pi? equo il comparto degli aggravj, e pot? aumentar le rendite del tabacco e della manna: smaniato pel fabbricare, moltissime aggiunte fece alla reggia e all'arsenale, e la via che li congiunge, ricostru? l'ospizio di san Gennaro, fece il porto delle galee, il Presidio capace di seimila soldati; ristabil? i bagni di Pozzuoli e di Baja, riordin? l'archivio, sollecit? la spedizione delle cause.
Il marchese d'Astorga succedutogli , ebbe molto a travagliarsi per riparar alla fame, ai tosatori e falsatori di monete e ai ladri, fra cui famoso un abate Cesare che finalmente fu ucciso. In nuovi impacci l'avvolse la guerra di Sicilia: e poich? bisognava alimentarla col denaro del regno, ricorreva ad ogni mezzo per farne, e il popolo ne mormorava, tanto che gli venne surrogato il marchese Los Veles . Ma egli pure dovette sottigliarsi a smungere onde mantenere i soldati in campo e quei tanti Tedeschi che il clima buttava negli spedali; e venduti tutti gli uffizj e le gabelle, si vendettero e barattarono anche i fondi regj a gran vantaggio di chi avesse denaro da comprarli in quel precipizio; si ridusse a regalia l'acquavite, ricavandone tredicimila ducati l'anno. Per qualche riparo all'infinit? di banditi, si promise perdono a tutti quelli che andassero a combattere in Sicilia; e molti il fecero, ma pensate come dovesse procedere la guerra fatta da cotali.
Don Giovanni d'Austria, che in quel momento fu dichiarato primo ministro della monarchia, molti pravi magistrati depose, e furono costruiti processi di corruttela: ma come principe voleva continue feste, e colla sua superiorit? offendeva le pretensioni del vicer?.
Mentre dunque alloppiava i Genovesi con trattative e condiscendenze, una squadra di quattordici vascelli, tre fregate e venti galere, oltre navi da bombe e da incendio , capitanata dal Seignelay e dal terribile Duquesne, schieratasi avanti alla citt? che non sapeva se amica fosse o avversa, pose fuori un misto d'accuse, di pretensioni, di minaccie, domandando si consegnassero le galee e si spedisse a fare scuse al gran re; se no, le bombe. Dalle umiliazioni aborr? la repubblica; con buone ragioni snod? i cavilli regj, e s'arm? quanto pot?; ma ecco incominciano a fracassarla le bombe, in quel brutale abuso della forza non dando avviso tampoco ai negozianti francesi, i quali si trovarono esposti e alle palle de' loro nazionali e al furor della plebe.
La citt?, stupenda di edifizj e di chiese, la cattedrale resa sacra anche dalle reliquie del Battista, i monasteri, gli ospedali, la dogana, il portofranco erano colpiti da que' fulmini, fra le grida, le fughe, le morti, le bestemmie contro il re cristianissimo, che n? alla religione n? all'umanit? avea riguardo, e fra i rubamenti de' malandrini che profittavano del comune sgomento. Continuato il venerd? e il sabbato, neppur la domenica si sospese l'infernale attacco ; al luned? il Seignelay mandava a dire: -- Me ne sa male; ho gettato seimila bombe, ne tengo pronte diecimila se non date soddisfazione>>. Al senato parve codardia il piegare alla brutale prepotenza, e neg? prendere veruna risoluzione sotto lo scoppio micidiale; onde Seignelay ricominci? alla peggio, aggiungendo le palle: ma dopo gittate tredicimila trecento bombe dal 18 al 28 maggio, la flotta regia si ritir?, vedendo non far frutto contro tanta costanza.
Genova nomin? una giunta del doge e di quattro senatori, che con pieno potere provvedessero alla difesa; fece giurare ai cittadini di non proporre verun accomodamento; sped? a sollecitare la flotta di Spagna: ma questa arrivando fece mostra di riguardar la citt? come sua dipendente, rispose con minori colpi ai cannoni della citt?, pose guarnigione napoletana e milanese nei forti. Intanto Luigi, ostinato a riparar l'onore, preparava guerra regolare; onde la citt? sdruscita, arsa, danneggiata in cento milioni ed affamata, non pot? che sottomettersi, dopo salvato l'onore. Luigi volle la repubblica sconnettesse ogni legame con Spagna, disarmasse le sospette galee, rifacesse con centomila scudi i Fieschi; il doge, a cui lo statuto vietava d'uscir di citt?, si conducesse con quattro senatori ad invocare la regia clemenza a Versailles. Francesco Imperiali Lercari v'and? in effetto, accolto con insultante magnificenza; e interrogato dal re qual gli paresse la cosa pi? straordinaria nella sua reggia, rispose: -- Il trovarmivi io>>.
Somiglianti prepotenze vedemmo rinnovare poco dopo Luigi con Roma ; sicch? mal arrivava all'Italia dai Francesi, cupidi di possederla, come dice il Ripamonti, inquieti e vogliosi d'inquietare altrui. Ragione era dunque che gl'Italiani li guardassero sinistramente; il duca di Savoja impazientivasi che tenesser Pinerolo e Casale, e a lor voglia regolassero i passaggi e gli alloggi, sfilando fin sotto le mura della capitale; Spagna non sapeva perdonare a Luigi d'averlo trovato co' suoi nemici in Fiandra, in Catalogna, a Messina, a Napoli; i principi tedeschi erano da lui o istigati contro l'Impero o spogliati di qualche territorio o diritto; degli Olandesi colle restrizioni danneggiava il commercio; in Inghilterra sosteneva il pretendente contro il re chiamato dalla nazione; in Oriente sollecitava il Turco a non lasciar pace all'Austria: donde un gruppo di malcontenti, che la gloria del suo regno offusc? colle disgrazie degli ultimi anni. Nelle quali pi? fu involto il paese che, per la vicinanza, pi? risentiva delle ingerenze del gran Luigi.
Obbedivano allora al duca di Savoja il ducato originario, la contea di Nizza, il principato d'Oneglia, il Piemonte proprio, composto delle provincie di Susa, Torino, Asti, Biella, Ivrea, Cuneo, Mondov?, Vercelli; il ducato d'Aosta, settantaquattro terre del Monferrato, tra cui Alba e Trino: alla Francia restavano Pinerolo, val di Perosa, Fenestrelle pel trattato di Cherasco, e Casale per cessione di Carlo Gonzaga; dominio di un milione ducentomila abitanti, di cui quarantamila in Torino; colla rendita di otto milioni. Emanuele Filiberto, dimenticando gli Stati generali e abolendo i diritti e privilegi, che le diverse citt?, sottomettendosi ai principi di Savoja, aveano stipulato, rese assoluta la potest?.
Il consiglio di Stato, composto a volont? del duca, l'assisteva nel governo: i tre senati di Torino, Nizza, Ciamber? poteano interinare gli atti sovrani, esaminarli cio? prima di procacciarne l'esecuzione. Giudici di provincia rendeano giustizia nelle citt?, non stipendiati dal governo, ma esigendo sportule dai litiganti, che doveano pure alla finanza un diritto proporzionale sugli oggetti in controversia. I baili delle terre venivano nominati dai signori feudali, che aveano Corte, carceri, patiboli, armi. Aggiungete giurisdizioni privilegiate pei militari, per le contenzioni d'oro e d'argento, per la salute pubblica, pei diritti d'acqua, per gli studenti, pei preti, per gli eretici.
In feudi era ripartito tutto il paese, contandosene quattromila quattrocensessantacinque, dove gli agricoltori erano servi, finch? Emanuele Filiberto gli emancip?, ma con poco effetto in Savoja; e al feudatario competeano pedaggi, diritti di pesca, di caccia, di derivar acque, banalit? di forni e mulini, multe, confische. Alla sola nobilt? le cariche di Corte, i gradi nella milizia, nel governo, nell'alta amministrazione, nella diplomazia; gente altera dei titoli, fastosa pi? che ricca, disdegnosa verso i cittadini, prode in armi, scarsa di coltura. Numeroso il clero e provveduto bene, non esuberantemente. Grandissima l'autorit? della Corte romana, tanto pi? in grazia dei ricchi feudi di Masserano, Crevacuore, Montafia, Cisterna, Lombardore ed altri che teneva nel Canavese, nel Vercellese, nell'Astigiano, e nei quali, immuni dalla giurisdizione ducale, ricoveravano i malandrini del contorno.
Il commercio restava impacciato dalla vicinanza del Milanese, del Mantovano, della Francia; non avevasi tampoco una fabbrica di panno, sebbene si lavorasse di fil d'oro e d'argento; la seta vendevasi greggia; e l'abbondanza di granaglie non procacciava denaro. Mancavano dunque modi d'ingrandire all'ordine cittadino; e quelli di esso che acquistassero denaro colla medicina o la giurisprudenza, subito cercavano la nobilt?: ma l'acquisto di terreni era difficoltato dai vincoli di manomorta e di fedecommesso. Fra' campagnuoli principalmente si cernivano i soldati, che vedemmo resi stabili da Emanuele Filiberto, e indipendenti dai signori feudali; da cui soltanto erano formati lo squadrone di Savoja e il corpo della nobilt? piemontese. Giusta gli ordinamenti di Carlo Emanuele I, la milizia era divisa in generale e scelta. Nella prima iscriveasi ogni uomo dai diciotto ai sessant'anni, n? doveano uscir di provincia od essere adoperati che in caso d'invasione nemica; da questa ne cern? diciottomila privilegiati, istrutti, disciplinati, coi quali e colle truppe che soldava in Isvizzera, in Francia, in Lorena pot? condurre quelle incessanti guerre. Fortificate erano non solo le primarie citt? di Torino, Cuneo, Vercelli, Verrua, Monmelliano, Nizza, ma moltissime borgate, che costringevano a innumerevoli assedj l'esercito nemico, quando non si riponeva l'importanza nelle giornate campali.
Carlo Emanuele II, accortosi che i popoli non si nutrono d'allori, aveva adoprato per restaurare il Piemonte da una guerra trentenne; le finanze, nelle quali si commetteano gli stessi errori come nel Lombardo e nel Napoletano, diede a sistemare a Giambattista Trucchi di Savigliano, fatto poi conte di Levaldigi, spertissimo nella scienza economica d'allora, che consisteva in trovare denari per qualsifosse via; e che fece rivomitar quello ingojato dai favoriti della reggente, e procur? che tutti i cittadini concorressero a pagare i tributi. Carlo Emanuele non attese personalmente alla guerra, ma l'amministrazione militare riordin?: il palazzo regio e quel di Carignano, la Venaria, il collegio de' Nobili, la cappella del santo Sudario ed altre chiese di Torino, le ville del Valentino, di Rivoli, di Mirafiori attestano la sua magnificenza, per cui spese pi? che non comportassero le triste condizioni del tempo. Colla grotta d'Echelles rese pervia se non comoda la strada per Lione. Carezz? anche l'opinione fondando una societ? letteraria e un'accademia di pittura; e fece scrivere la storia della sua Casa dal Guichenon, il quale, oltre sottomettersi alle ispirazioni del ministro marchese di Pianezza, uffiziava M?zeray e Duchesne storici francesi, acciocch? si mostrassero condiscendenti a' suoi principi. Anche Gualdo Priorato mandava le sue storie a vedere a Carlo Emanuele, che corrette gliele restituiva con una pensione. Morendo diceva: -- Aprite le porte e lasciate entrare il popolo; morr? come il padre in mezzo ai figli>>.
Le gravi tasse imposte dal Trucchi e gli arbitrj concessi agli appaltatori disgustavano i popoli. Fondamento principale dell'imposta era il sale, ed erasi prescritto che per ogni bocca se ne comprassero otto libbre, donde vessazioni e codardi scandagli. Pi? ne risentivano quelli confinanti col Genovesato, attesa la facilit? di frodarlo; e Mondov?, ricordando anche i patti riservatisi quando si diede al Piemonte, ruppe a sollevazione. Eserciti e corti marziali non bastarono a reprimerla; finch? Vittorio , prese le redini, torn? in quiete, almen per allora, que' riottosi.
Ma quando le smoderatezze del gran Luigi resero gelosa tutta Europa, Vittorio tratt? segretamente coi nemici di esso, i quali erano il duca di Baviera, l'Olanda e l'Inghilterra, che, annerbate in mare, costringeano le minori potenze a secondarli, e l'imperatore che trovava necessario all'equilibrio europeo riconsolidarsi in Italia, dacch? la Francia era poderosa e minace. Il duca pertanto, fingendo darsi spasso a Venezia, tra i balli e le maschere concert? una lega coll'imperatore, la Spagna, l'Inghilterra e l'Olanda, chiedendo trattamento da re in grazia di Cipro, per un milione di lire riscattando le ragioni sopra i feudi imperiali posti fra la Savoja e il Genovesato; per propiziarsi gl'Inglesi ritirava i severi editti contro i Valdesi, permettendo ritornassero nelle valli nat?e. Egli sperava che l'accordo rimanesse occultissimo; ma Luigi, avutone sentore, venne a stocco corto, e ordin? a Catinat che movesse truppe.
Catinat, il primo plebeo che diventasse maresciallo di Francia e senza brighe, colla difficile e oscura guerra di montagna occup? la Savoja, e intim? al duca unisse le sue truppe alle francesi, e gli consegnasse le fortezze di Verrua e Torino. Tanto valeva rinunziare alla sovranit?: onde Vittorio ricus?; sicch? rotta la pace che da sessant'anni vegliava colla Francia, prima che i nuovi suoi alleati l'ajutassero, e intanto che i disgustati da re Luigi applaudivano, il Piemonte si trov? involto in guerra condotta da barbari. Cos? voleva il ministro Louvois; e se Catinat suggeriva -- Bisognerebbe aver compassione a popoli infelicissimi>>, quegli rispondeva: -- Bruciare, poi bruciare>>. E s? fece; dappertutto citt? prese e riprese, sistematiche devastazioni d'intere provincie, estesissimi incendj, violazioni, rapine: i Piemontesi ripagavano con altrettanta ferocia e con secrete trame; e la rabbia francese, e la non meno nocevole amicizia spagnuola, e il valore di Catinat fecero miserabilissimo quel tempo, che altri glorier? per ben campeggiate imprese. L'imperatore non aveva ancora mandato truppe, bens? il principe Eugenio a sostenere il parente: gli Spagnuoli non pensavano che a riparare la Lombardia: Vittorio Amedeo moveva cerne inesperte, n? egli aveva mai visto battaglia, pure os? attaccare Catinat presso la badia di Staffarda. Mentre i due eserciti ben si osteggiavano di fronte, Catinat per un padule creduto impraticabile men? un corpo, che inatteso ferendo il fianco sinistro, ruppe i nostri, i quali perdettero cinquemila uomini, undici cannoni e trentasei bandiere. Catinat prosegu? vincendo, e prese fin Monmelliano. Vittorio vedendo in fiamme la sua diletta villa di Rivoli, esclam?: -- Andassero pure in cenere i miei palazzi tutti, ma il nemico risparmiasse le capanne de' contadini>>. Sdruscito l'esercito, il popolo ansiato malediva il duca d'essersi esposto a cos? gravi rotte; intanto che la nobilt? gli volea male d'aver represso gli abusi feudali. Vuolsi che Giangiacomo Trucchi, referendario del duca, tramasse colla guarnigione di Pinerolo di sollevare il Mondov?, e scoperto, fu messo a orribile tortura, bench? di cinquantaquattro anni, e bench? scongiurasse non gli facessero perdere l'anima col denunziare qualche innocente; ed ebbe forza di perire senza denunziare altri.
Anche tra i disastri del paese, e dopo la nuova sconfitta di Orbassano e della Marsaglia, Vittorio sentiva quanto peso aggiungerebbe alla parte cui s'accostasse; laonde negoziava cogli uni e cogli altri; e intanto la guerra prolungavasi e in Piemonte e in Savoja e fin sul territorio francese, con devastazioni gravissime e senza venire a capo di nulla. Quando il marchese di Leganes cogli Spagnuoli, lord Galway cogl'Inglesi, Eugenio cogl'Imperiali posero assedio a Casale, Vittorio, che quell'importante fortezza non amava in man degli alleati pi? che dei Francesi, con questi ultimi prese accordo di demolirla; e dopo un gran cannoneggiare, credesi senza palle, gli assediati, secondo l'intesa, distrussero le opere interne, le esterne gli assedianti, e senza pure aprirvi una breccia scomparve la fortezza pi? rinomata d'Italia; e la citt? aperta fu restituita al duca di Mantova.
Ci? levava una spina anche alla Lombardia, onde festa non minore a Milano che a Torino: la Francia meno doleasi di perdere quella posizione, giacch? non la vedeva cadere a Spagna. N? per? l'Italia riposava; e se i nostri si lamentavano de' Francesi, neppure dei Tedeschi aveano a lodarsi.
Leopoldo d'Austria era imperatore di Germania fin dal 1658, sempre contrariato dagl'intrighi della Francia, che si ergeva tutrice de' principi dell'Impero. Uomo religioso e caritatevole, ma rozzo, intollerante nella religione, puntiglioso nel cerimoniale, fu dagli accidenti portato a rappresentare personaggio principale nelle vicende europee, e star rivale del gran Luigi. Sottopose gli Ungheresi, che appoggiati ai Turchi reluttavano dalla tirannide austriaca, e li priv? del diritto d'eleggersi il re; e il maresciallo italiano Antonio Caraffa, mandato a governarli , uom crudele e borioso, vi piant? terribili tribunali, e diceva: -- Della costituzione ungherese e de' suoi giudizj fo conto quanto d'un uovo fradicio>>.
Leopoldo non dissimulava di voler restaurare in Italia l'Impero qual era allorch? esigeva dai principi foraggio, tavola, alloggio ; e trovando esausto il Piemonte, domand? che i feudi imperiali si tenessero obbligati a mantenere le sue truppe, e deput? esso Caraffa ad esigerlo . Costui impose enormi contribuzioni al duca di Savoja, alla Toscana, a Genova, a Lucca, a Mantova, a Modena ed ai minori vassalli, e fin al duca di Parma bench? rilevasse da santa Chiesa; sicch? i popoli ne gemettero, i principi strillarono, e imprecarono a quell'imperatore, cui dianzi aveano inneggiato per le vittorie contro i Turchi.
Vittorio, chiaritosi che migliori condizioni non poteva estorcere dagli alleati, pales? l'accordo, e checch? se ne gridasse, egli, test? generalissimo delle armi collegate italiane, come generalissimo delle francesi e colla sopravvesta tempestata di gigli assal? il Milanese e costrinse i principi italiani alla neutralit?. Secondo la quale, Francesi e Tedeschi doveano sgombrar l'Italia; ma questi ricusavano col pretesto delle ritardate paghe, e fu duopo che i principi si tassassero per mettere insieme trecentomila doppie, da aggiungere al tanto che quelli aveano rubato. La pace di Ryswick chet? le ire, e conferm? il trattato di Vigevano, del quale pu? dirsi conseguenza.
A Mantova regnava Ferdinando Gonzaga, tutto allegrie, passeggiate, comparse, viaggetti voluttuosi; mai non mancava ai carnevali di Venezia; da ogni paese del mondo cerniva donne pel suo palazzo, dove cantassero, sonassero, facessero vita gaja, a spasso suo e loro. Intanto che professavasi pronto a versare il sangue per la causa italiana, praticava coi Francesi, e ricevendo centomila luigi, e ventimila i suoi ministri, si finse violentato, e lasci? che quindicimila Gallo-Ispani comandati da Tess? occupassero la sua citt?, donde essi poterono dettar leggi ai duchi di Modena e di Parma. I Francesi pagavano a puntino, sicch? i paesani, nonch? scapitare, arricchirono coi fornimenti: ma come salvar le mogli e le figliuole, dacch? ogni casa era piena di soldati?
Il dare il tratto alla bilancia spettava ancora al guardiano dell'Alpi; e Vittorio Amedeo, oculatissimo nei proprj interessi e instancabile a promoverli, prefisse di cacciare innanzi la sua nave bordeggiando nella tempesta. Non ? ch'egli non vedesse come, impadronendosi di Milano i Francesi, e' si sarebbe trovato chiuso da essi; ma l'inimicarseli esponeva i suoi Stati pei primi all'invasione di Luigi, che gi? stava terribilmente armato, mentre Leopoldo facea lenti e deboli preparativi. Pertanto col Francese patteggi? che la sua secondogenita si sposerebbe al nuovo re di Spagna, ed egli sarebbe generalissimo delle armi gallo-ispane in Italia, somministrando soldati e ricevendo grossi sussidj.
Ma le sorti nostre, al solito, pendevano dalle armi e dai trattati forestieri, e Inghilterra, Francia, Prussia, l'Impero, combinavano leghe e accordi, dove incidentemente si deliberava pure dell'Italia. L'Inghilterra, allora sotto al regno di Anna e al ministero del generale Marlborough, prese interesse particolare per Vittorio Amedeo, al quale assegn? un annuo sussidio e promesse molte, ch'egli si fece consolidare dall'Impero, dalla Prussia, dall'Olanda.
Leopoldo s'avvide qual tristo ajuto siano i cospiratori e gli arruffapopolo, n? potersi prometter bene che dalle armi; onde rinforzatosi d'alleati, mand? l'esercito col famoso principe Eugenio, glorioso delle vittorie contro i Turchi, e che dall'Austria era messo da banda appena gliene cessasse il bisogno. Desideroso di vendicare gli antichi torti ricevuti dalla Francia, non dubitava di mettersi, egli principe di Savoja, contro un esercito capitanato da un altro principe di Savoja. Il duca di Mantova ? dichiarato fellone all'impero e decaduto, e circondata d'assedio la sua citt?.
Il maresciallo Catinat, attraversato il Piemonte , ove ben s'avvide della duplicit? del duca, men? l'esercito francese in Lombardia, e si post? sull'Adige per abbarrare ai Tedeschi la calata dal Tirolo: ma ben presto le brighe prevalgono contro lui che le sprezzava, e gli ? mandato in iscambio il presuntuoso Villeroi, notevole soltanto per intrighi ed orgoglio. Il principe Eugenio col mirabile passaggio del monte della Pergola, conducendo l'esercito suo di veterani a Schio e Malo sopra Vicenza, scende all'Adige, favorito copertamente da Venezia e dall'oscillante Vittorio; a Chiari batte Villeroi, anzi lo sorprende in Cremona e il manda prigioniero ; ma la notte stessa se ne trova respinto dai Francesi.
Quella guerra parve un ritorno verso la barbarie, e il diritto delle genti perdere quanto aveva fino allora guadagnato, calpestandosi l'indipendenza de' principi e la religione delle neutralit?; i territorj veneto, estense, papale erano violati prepotentemente, prendendovi anche e foraggi e quartieri d'inverno. Invano papa Clemente andava gettando consigli di pace e offrendosi arbitro; ciascuno riguardava come offese proprie le onoranze consuete ch'egli usava all'avversario: l'ambasciadore di Modena nell'anticamera dell'imperatrice fece un inchino all'arciduca Carlo pretendente di Spagna, e bast? perch? i Francesi confiscassero le rendite e i mobili del duca Rinaldo d'Este.
Pi? imperversava la guerra sul Reno e nei mari: Vienna stessa parve in pericolo: il Tirolo fu invaso dal duca di Baviera alleato di Francia, ma gli abitanti insorti colle carabine il volsero in fuga.
Qui capitanava i Francesi il duca di Vend?me, uomo caparbio, superbo, infingardo, che durava a letto fino alle quattr'ore, e negligeva la disciplina dell'esercito; ma supplendo con fortunati ardimenti, prosper? le armi francesi e liber? Mantova. Vittorio Emanuele avea aderito a Francia unicamente per isfuggirne i primi colpi; ma attendendo di voltarsi all'imperatore non appena lo trovasse gagliardo abbastanza. Qualche riguardo mancatogli dai Francesi, e il non aver re Filippo voluto riceverlo come pari nella propria carrozza quando in persona venne qui a combattere, e vinse nella gran giornata di Luzzara, gli diede pretesto d'allontanarsene. L'Italia, e il ben della nazione, e il divenire inevitabile la servit? se Francia sola vi dominasse, erano le ragioni ostentate; ma la verace era che l'imperatore, bene in forze e alleato coll'Olanda e l'Inghilterra, potrebbe dargli denari, appoggio, concessioni. In conseguenza, non badando se Filippo fosse marito di sua figlia, interpose presso l'imperatore il principe Eugenio, il quale diceva che i duchi di Savoja erano infedeli per colpa di geografia. E l'imperatore gli mand? un messo, che incognito rimanea sulla collina di Torino, ove il duca andava a parlargli travestito. Pure Luigi lo seppe, forse dalla contessa di Verrua amante del re, che per disgusti con questo e per avidit? il tradiva: onde il duca di Vend?me tolse le armi ai soldati di Savoja accampati co' suoi. Il duca grida all'affronto, se n'inferocisce, arresta quanti Francesi coglie ne' suoi Stati, e le armi e munizioni dirette all'esercito, e si prepara a tener testa al nembo provocato. Allora conchiude il trattato di Torino coll'imperatore, il quale prometteva mantenere in Piemonte quattordicimila pedoni e seimila cavalli, dando al duca la capitananza suprema dell'esercito di Lombardia con ottantamila scudi il mese, oltre cedergli il Monferrato tolto al duca di Mantova, e staccare dal Milanese Alessandria, Valenza, la Lomellina, la Valsesia, e una via per tenere in comunicazione queste provincie.
Doveano parere un gran che tali acquisti; pure Vittorio sentendosi necessario, seguit? a giocar d'industria, e gridare alto i gravi sagrifizj che gliene costavano e massime quello del suo onore, e domandare altro, e soprattutto il Vigevanasco, del quale pure gli fu data lusinga, com'anche del Delfinato e della Provenza se si conquistassero. L'esorbitanza delle promesse palesava e il bisogno che di lui s'aveva e la poca intenzione di attenerle. Ma l'imperatore, fortemente occupato sul Reno e in casa propria, lasciava scarseggiare i mezzi a' generali suoi: Luigi invece li profondeva, e spediva truppe per terra e per mare. Assalito improvviso da queste, Vittorio perde la Savoja, il Nizzardo, porzione del Piemonte; Vend?me con trentaseimila combattenti varca il Po a Trino, in faccia agli alleati nemici prende Vercelli , la cui guarnigione si d? fiaccamente prigioniera. Perdute con poca resistenza anche Ivrea, Aosta, il forte di Bard, Nizza stessa, demolite dai Francesi tutte le fortezze che ne impedivano la calata in Italia, al duca restarono preclusi i sussidj della Svizzera e della Germania; n? di tante piazze forti rimanevangli ormai che Cuneo e Torino. Pertanto, spiegato sommo valore nel difendere Verrua, antemurale di questo, e che ai Francesi era parso una bicocca eppure cost? infiniti soldati, dodici milioni di lire e sei mesi di tempo, mand? la famiglia a Genova mentr'egli ricoverava a Cuneo , poi tra que' Valdesi che aveva perseguitati, e che gli si mostrarono devotissimi, e risoluti nel rincacciare i Francesi.
A riparo di tanto abbattimento il nuovo imperatore Giuseppe I sped? in Italia Eugenio, fidando che al suo valore aggiungerebbero sproni le necessit? del parente e della patria. Per la riviera di Sal? calatosi in Lombardia, a Cassano sull'Adda diede battaglia sanguinosissima , ma infelice, come quella di Calcinate. Ne crebbero i vanti del Vend?me, il quale per?, sebbene con forze molto superiori, non ispieg? verun grandioso disegno o combinazione ardita, n? quell'attivit? che raddoppia le forze e profitta de' piccoli avvantaggi; e i maestri di guerra sentenziano che fu mero accidente se queste sue vittorie non riuscirono piene sconfitte. Dappoi egli fu chiamato oltr'Alpi per opporlo al terribile Marlborough, generale dell'Inghilterra, la quale aveva sposato gl'interessi dell'Austria e della Savoja; e vi riport? la segnalata vittoria di Hochst?dt, dopo la quale fu eclissata la stella del gran Luigi.
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